Il momento eroico iniziale della ricostruzione fu segnato dalla alleanza imprenditori-lavoratori, insieme determinati a mantenere in loco la produzione industriale, a riprendere e incrementare la modernizzazione di recente avviata. Le statistiche confermano i risultati ottenuti dalle aziende guida e dalle imprese artigianali nel periodo in cui la gran parte di maestranze e operai era ancora senza tetto o precariamente alloggiati. I dati statistici in proposito sono chiari: entro il primo anno dal terremoto oltre il 90% delle 450 aziende danneggiate aveva ripreso l’attività. L’occupazione nel settore industriale superò nel 1978 i livelli ante sisma.
La volontà di risiedere in prossimità delle fabbriche abbinò ricostruzione e sviluppo. Il “dove era, come era” accelerò anzitutto la costruzione di case moderne. Riavviare il preesistente significò insieme sostenere aziende in espansione e migliorare al contempo le proprie condizioni di vita. I politici e l’opinione pubblica – non senza accesi confronti - furono coscienti interpreti di questa radicata spinta sociale.
Il caso di Osoppo nel contesto della Piana - a livello di abitazioni- costituisce un caso particolare: il villaggio di prefabbricati, di cui ancora restano le tracce, fu sostituito da un intervento urbanistico del centro distrutto che è stato attuato con piano particolareggiato che diede una inedita unità stilistica al paese. Le distruzioni ingentissime e il grave rischio sismico spiegano l’eccezione, ma i tempi e i modi secondo i quali fu successivamente recuperato il forte rispettano lo schema del rapido recupero abitativo a sostegno della produzione industriale, della più lenta e filologicamente accurata restaurazione del paesaggio storico. Anche a Osoppo stalle e fienili scomparvero. Oggi il muro sbreccato di una “braida”, storico podere recintato, fiancheggia la strada osovana e mantiene memoria del tradizionale modo di vita.
L’aver decentrato i compiti della ricostruzione, la decisione di riavviare negli stessi luoghi e con gli stessi uomini il percorso di sviluppo intrapreso già prima del 1976 consentirono il primo recupero del territorio. In dieci anni quasi tutte le ferite inferte dal sisma furono risanate mentre ulteriori traguardi della modernizzazione venivano impostati in termini di infrastrutture cioè di arterie stradali, linee ferroviarie, università, centri di ricerca.