Gli interventi del Commissario straordinario, protagonista della prima fase della ricostruzione, risolsero i casi che alcuni sindaci avevano affrontato senza successo. Da questo momento comuni, comunità, province, Regione operarono come articolazioni di un unico organismo controllato da una opinione pubblica che di ogni scelta era divenuta parte responsabile.
Il decentramento fu infatti la chiave politica del successo proprio perché impose di ascoltare le esigenze e recepire le idee di quanti avevano subito la catastrofe. Parole d’ordine come “dalle tende alle case”, “fasin di bessoi”, esprimevano - pur con scarso realismo - una caparbia volontà di rinascere, il rifiuto di ogni passività. Tradurre in progetti fattibili questa determinazione toccò ai sindaci di ogni paese con il coordinamento della Regione, cui il governo nazionale aveva riconosciuto un’autonomia senza precedenti.
La decisione di affidare alla Regione il compito di ricostruire il Friuli terremotato non può essere in nessun modo sottovalutata. Si può affermare che applicò per la prima volta con inattesa energia le regole di un federalismo cattaneano. Il confronto istituzioni e società fu aperto e continuo perché la Regione affidò responsabilità e compiti della ricostruzione a enti locali che erano sempre a contatto con i sinistrati.
La scelta e il consenso di riparare il prevalente numero di case danneggiate e di ricostruire quelle distrutte dove e come erano prima non dipesero soltanto da ovvie esigenze primarie, ma dalla volontà di superare la condizione di regione “depressa” che gli ultimi anni avevano già avviato e che il terremoto avrebbe potuto interrompere. Questa volta - diversamente da quanto avvenne nel primo e secondo dopoguerra - fu riconosciuta quell’autonomia che – va detto - fin dal Risorgimento i friulani a più riprese avevano sollecitato. La coscienza identitaria promosse l’idea di mantenere i caratteri originali della comunità e di assecondare la trasformazione economica in atto.
Il raddoppio temporaneo dei villaggi – villaggio provvisorio e villaggio definitivo - favorì inoltre i tempi della ricostruzione, perché a rifare le case si adoprarono gli stessi proprietari, perché la radicale trasformazione degli abitati fu accompagnata da scelte comuni.
Dopo aver sottolineato la decisione politica che – maturata a Roma - avviò la rinascita delle zone terremotate , va riconosciuto il ruolo della Regione nel momento in cui ai sindaci e ai comuni sovrastati da compiti troppo difficili offrì aiuti tecnici come sostegno al quotidiano operare.
Il decentramento rese ogni componente della ricostruzione attiva e responsabile. Il Friuli in altri termini si affermava come regione con precisa identità, non come periferia di uno Stato centralista. Ogni risoluzione quindi rispettava la volontà dei singoli in una dimensione di effettivo progresso democratico.